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AUTRICE DEI TESTI

Laura Bravar

Laura Bravar lavora, in qualità di testista, presso l’U.O. di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’IRCCS “Burlo Garofolo” di Trieste dal 1977, dove collabora alla diagnosi e riabilitazione di bambini con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), in particolare con disgrafia. Nel corso degli anni ha partecipato a numerosi progetti di ricerca dell’Istituto sui DSA (dislessia, discalculia, disortografia e disgrafia), compresa l’analisi cinematica dei disturbi della scrittura con tavoletta grafica, prima e dopo un trattamento riabilitativo. Ha partecipato, come relatrice, a convegni nazionali e internazionali e ha condotto numerosi corsi di formazione per insegnanti sulle difficoltà di scrittura. 

Il suo interesse personale per la scrittura, l’ha portata a voler approfondire anche gli aspetti storici e artistici/calligrafici della scrittura a mano. In questo percorso ha conosciuto la calligrafa e artista Monica Dengo e con lei condivide la necessità di promuovere la scrittura italica, per la sua semplicità di forma e di esecuzione, invece delle scritture corsive anacronistiche e complesse insegnate nella scuola italiana oggi.

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scrittura corsiva

Penne e impugnatura

Suggerire delle penne o matite che vadano bene per tutti, è impossibile tanto quanto suggerire un paio di scarpe comode che si adattino perfettamente a ogni tipo di piede.

Le ragioni che possono motivare una scelta piuttosto che un’altra sono personali e molteplici: il peso dello strumento, l’ingombro e il comfort nella mano, la prensione personale, la preferenza manuale sinistra o destra, la scorrevolezza dell’inchiostro, la durezza della mina, l’inclinazione della scrittura di ciascuno in rapporto a ciò che lo strumento permette, il tempo di asciugatura dell’inchiostro (ad esempio per lo scrittore sinistrorso) ecc. Ci sono tuttavia alcune regole d’oro che vanno rispettate, soprattutto se si tratta di bambini piccoli o di scrittori inesperti: le mani piccole di bambini piccoli richiedono strumenti piccoli e leggeri. Comunemente, in famiglia e nelle scuole per l’infanzia, genitori e insegnanti propongono ai bambini pennarelli grossi e ingombranti, inducendo il bambino ad adottare una prensione palmare o a dita multiple per impugnare e sorreggere il peso dello strumento. In seguito, queste prensioni compensative e scorrette spesso si dimostrano poco funzionali alla scrittura e, una volta automatizzate, potrebbe essere molto difficili da modificare. Ai bambini piccoli è importante offrire materiali e strumenti diversi per lo scarabocchio/disegno/scrittura quali: colori a dita, pastelli a cera, gessi, pennelli ecc. allo scopo di sviluppare la manualità e la flessibilità nella scelta delle pressioni, a seconda dello strumento e del compito.

Evitare di imporre l’uso della penna quando uno sta imparando una forma di scrittura nuova, (es. il corsivo), se ha scarsa esperienza dei movimenti scrittori, se ha difficoltà visivo-spaziali o se ha ancora una scarsa padronanza dell’ortografia. In questi casi la penna, che è più difficile da gestire dal punto di vista motorio della matita, distoglie l’attenzione dal compito di scrittura e favorisce la comparsa di errori. In questi contesti, l’uso della penna cancellabile complica ulteriormente l’esecuzione del compito, rallentando il bambino, che trovandosi indietro rispetto ai suoi compagni per le ripetute cancellature, si scoraggia, spesso si rifiuta di scrivere e sviluppa un atteggiamento o un sentimento negativo verso la scrittura stessa.

In cartoleria chiedere di essere informati sui prodotti disponibili, sulle novità e sulle loro caratteristiche, esporre al commerciante eventuali problemi o esigenze personali per cercare le soluzioni più adatte, e soprattutto, chiedere di provare i prodotti prima di acquistarli per “sentire” le qualità degli strumenti rispetto alla propria conformazione fisica della mano.

L’impugnatura o la prensione che ciascuno di noi utilizza nella scrittura dipende da molte variabili: la motilità delle singole dita, la sensibilità dei polpastrelli, la nostra capacità di modulare la forza o la pressione, le nostre competenze manuali, la nostra flessibilità nella scelta e nell’adattamento di uno schema motorio al compito e allo strumento che utilizziamo, ecc. La prensione ideale per la scrittura, ovvero quella che sfrutterebbe al meglio la struttura fisica della nostra mano e permetterebbe una maggior motilità delle dita, è quella tra pollice e indice, con l’appoggio del fusto della penna sul dito medio. La nostra mano, che è un capolavoro di alta ingegneria biofisica, ci permette tuttavia una ampia libertà di scelta nell’esecuzione dei nostri compiti manuali e non tutte le prensioni alternative a quella descritta sopra per la scrittura sono necessariamente sbagliate. I problemi nascono quando l’impugnatura usata non permette un buon controllo della penna oppure quando la scrittura è causa di dolore. In questi casi è bene consultare uno specialista per comprenderne le cause e per vedere le possibili soluzioni. A tale proposito, vi sono in commercio svariati “gommini” che possono aiutare nella correzione di alcune difficoltà di pressione, ciascuno con caratteristiche specifiche, quindi adatti a problemi specifici. Talvolta uno può trovare delle soluzioni autonomamente, semplicemente provando i vari tipi di gommini disponibili nelle cartolerie specializzate, ma nelle situazioni più complesse (es. iperlassità o rigidità legamentose, patologie sensoriali, muscolari o neurologiche ecc.), un uso indiscriminato di uno strumento sbagliato più peggiorare la situazione, quindi è sempre meglio rivolgersi ad un esperto.

Comunque, è importante sottolineare il ruolo della prevenzione e dell’intervento precoce, specie nei bambini piccoli: la prevenzione attraverso la giusta stimolazione educativa e didattica per favorire lo sviluppo delle competenze manuali, e l’intervento tempestivo di correzione, dove possibile, quando gli schemi motori sono ancora flessibili e plastici.