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AUTRICE DEI TESTI

Laura Bravar

Laura Bravar lavora, in qualità di testista, presso l’U.O. di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’IRCCS “Burlo Garofolo” di Trieste dal 1977, dove collabora alla diagnosi e riabilitazione di bambini con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), in particolare con disgrafia. Nel corso degli anni ha partecipato a numerosi progetti di ricerca dell’Istituto sui DSA (dislessia, discalculia, disortografia e disgrafia), compresa l’analisi cinematica dei disturbi della scrittura con tavoletta grafica, prima e dopo un trattamento riabilitativo. Ha partecipato, come relatrice, a convegni nazionali e internazionali e ha condotto numerosi corsi di formazione per insegnanti sulle difficoltà di scrittura. 

Il suo interesse personale per la scrittura, l’ha portata a voler approfondire anche gli aspetti storici e artistici/calligrafici della scrittura a mano. In questo percorso ha conosciuto la calligrafa e artista Monica Dengo e con lei condivide la necessità di promuovere la scrittura italica, per la sua semplicità di forma e di esecuzione, invece delle scritture corsive anacronistiche e complesse insegnate nella scuola italiana oggi.

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scrittura corsiva

Quando insegnare il corsivo?

“Gradualmente i bambini apprendono a leggere unità sempre piu grandi (sillabe, digrammi e trigrammi, morfemi ), fino a parole intere. Il corsivo dovrebbe essere introdotto solo in questa fase (circa metà o fine seconda elementare) perchè nel corsivo le lettere sono unite e non bene distinguibili le une dalle altre. Il corsivo, introdotto troppo precocemente induce un processo di lettura globale quando i bambini non sono ancora pronti, con tutte le conseguenze che ne possono derivare.”

La lettura e la scrittura sono due processi neuropsicologici diversi, che tuttavia rappresentano due facce della stessa medaglia. Secondo il modello di apprendimento della letto-scrittura di Uta Frith, il modello oggi più noto e accreditato, questi due processi si sviluppano assieme, l'uno innescando l'altro e supportandosi a vicenda.

Nelle prime fasi di apprendimento della letto-scrittura i bambini sono legati ai processi di segmentazione e fusione fonemica (lettera per lettera), quindi hanno bisogno di vedere lettere chiare, distinte e staccate, facilmente discriminabili (maiuscole/Capitali Romane o minuscole staccate), che poi associano ai singoli suoni che queste rappresentano. Gradualmente i bambini apprendono a leggere unit sempre pi grandi (sillabe, digrammi e trigrammi, morfemi), fino a parole intere. Il corsivo dovrebbe essere introdotto solo in questa fase (circa metà o fine seconda elementare) perchè nel corsivo le lettere sono unite e non bene distinguibili le une dalle altre. Il corsivo presuppone una letture "globale" della forma della parola nel suo insieme.

Non può essere introdotta da subito proprio perchè impedisce una buona discriminazione delle singole lettere, ostacolando i processi di segmentazione e fusione fonemica, che rappresentano le prime fasi di apprendimento della scrittura e della lettura. Il corsivo, introdotto troppo precocemente induce un processo di lettura globale quando i bambini non sono ancora pronti, con tutte le conseguenze che ne possono derivare.

Insegnare a leggere con un metodo "globale", in una lingua trasparente come quella italiana, è stato contestato da tutti, in particolare dall AID (Associazione Italiana Dislessia). Una parola scritta in corsivo appare come un'unità globale in cui non si distinguono facilmente i singoli elementi. La scrittura è utile solo se il bambino è in grado di leggerla: quindi il corsivo non va introdotto prima che il bambino abbia una lettura abbastanza corretta e rapida, almeno delle parole ad alta frequenza d'uso.